
Immagina un paziente seduto di fronte a te, braccia conserte, sguardo diffidente. "Non credo di essere ipnotizzabile", dice. Nella vecchia ipnosi, questo era un problema. Nell'ipnosi ericksoniana, è l'inizio del lavoro terapeutico.
Per decenni l'ipnosi tradizionale ha considerato la resistenza come un nemico da abbattere. Il paziente che "non si lascia andare" era etichettato come poco collaborativo, difficile, resistente. Il terapeuta doveva vincere questa battaglia, imporre la trance, dimostrare il proprio controllo.
Milton Erickson ha ribaltato completamente questa prospettiva. E nel farlo, ha trasformato l'ipnosi da tecnica di imposizione a strumento di collaborazione creativa.
Cosa si intende davvero per resistenza
La resistenza in ipnosi non è testardaggine o mancanza di volontà. È una risposta naturale, spesso inconscia, che nasce da bisogni legittimi: protezione, controllo, paura del cambiamento.
Quando un paziente "resiste", sta in realtà comunicando qualcosa di importante. Forse teme di perdere il controllo. Forse il cambiamento proposto minaccia una parte della sua identità. Forse ha bisogno di procedere più lentamente.
Uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Hypnosis nel 2024 ha dimostrato che i pazienti etichettati come "resistenti" nell'approccio tradizionale rispondevano positivamente quando il terapeuta accoglieva e utilizzava la loro apparente opposizione.
La resistenza, quindi, non è il problema. È un'informazione preziosa sul sistema interno del paziente, sui suoi bisogni di sicurezza, sui suoi tempi.
Perché combattere la resistenza non funziona
Quando cerchi di vincere la resistenza, innesti automaticamente una dinamica di lotta. Il paziente percepisce una minaccia e si difende ancora di più. È una profezia che si autoavvera.
Pensa a quando qualcuno cerca di convincerti con la forza. La tua reazione istintiva è opporre maggiore resistenza, vero? Il paziente in ipnosi fa esattamente la stessa cosa.
Inoltre, combattere la resistenza significa ignorare un messaggio importante. È come spegnere una spia luminosa sul cruscotto invece di controllare cosa non va nel motore. Potresti anche riuscire a indurre la trance, ma perderai informazioni cruciali sul funzionamento del paziente.
L'approccio coercitivo crea anche problemi etici. Chi decide cosa è bene per il paziente? Chi ha il diritto di "vincere" la sua difesa? L'ipnosi ericksoniana si fonda sul rispetto profondo dell'autonomia della persona.
Come l'approccio ericksoniano trasforma la resistenza in risorsa
Erickson aveva un principio fondamentale: utilizza tutto ciò che il paziente porta. La resistenza non fa eccezione. Anzi, spesso diventa il trampolino per il cambiamento.
Ecco alcuni modi concreti in cui la resistenza viene utilizzata:
- Riformulazione positiva: "La sua capacità di mantenere il controllo è una risorsa preziosa. Potrà utilizzarla anche durante la trance, entrando solo fino al punto in cui si sente sicuro"
- Prescrizione del sintomo: se il paziente resiste chiudendo gli occhi, si può lavorare benissimo a occhi aperti, trasformando l'opposizione in una nuova modalità
- Utilizzo dell'ambiguità: "Non so se entrerà in trance rapidamente o lentamente, profondamente o superficialmente. La sua mente inconscia sceglierà il modo giusto per lei"
- Ratificazione della resistenza: "È normale avere dubbi. Anzi, una persona intelligente dovrebbe averne. Questo dimostra che sta prestando attenzione"
In questo modo, la resistenza perde la sua carica oppositiva. Il paziente non deve più combattere contro il terapeuta, perché il terapeuta non combatte contro di lui.
Un caso che ricordo spesso: una paziente che "non riusciva" a rilassarsi continuava a muovere nervosamente le dita. Invece di chiederle di stare ferma, le ho suggerito di prestare attenzione a quel movimento, di osservarlo, di notare come cambiava. Quel movimento è diventato il focus dell'induzione, e lei è entrata in trance proprio attraverso ciò che sembrava impedirlo.
La resistenza come comunicazione dell'inconscio
Nell'ipnosi ericksoniana, l'inconscio non è un nemico da aggirare ma un alleato da ascoltare. E la resistenza è spesso il suo modo di parlare.
Quando un paziente dice "non riesco a rilassarmi", forse il suo inconscio sta dicendo: "Ho bisogno di sentirmi sicuro prima". Quando dice "non mi succede niente", forse sta dicendo: "Ho paura di cosa potrebbe emergere".
Accogliere queste comunicazioni significa rispettare la saggezza del sistema interno del paziente. L'inconscio sa quali difese sono ancora necessarie, quali tempi sono giusti, quali percorsi sono sicuri.
Ricerche recenti in neuroscienze (pubblicati su Brain and Cognition nel 2025) hanno confermato che l'approccio non direttivo riduce l'attivazione dell'amigdala e aumenta quella della corteccia prefrontale, facilitando l'apprendimento e il cambiamento.
Come lavoro con la resistenza nel mio studio
Nel mio approccio clinico, la resistenza è sempre benvenuta. Non è un ostacolo al lavoro terapeutico, ma parte integrante del processo.
Durante la prima seduta, valuto sempre come il paziente risponde alle suggestioni, quali sono i suoi modi spontanei di entrare in trance, dove emergono le sue difese. Queste informazioni guidano tutto il lavoro successivo.
Non ho un protocollo rigido da applicare. Ogni induzione ipnotica è costruita su misura, utilizzando il linguaggio del paziente, i suoi ritmi, le sue modalità di risposta. Se resiste a una suggestione, ne provo un'altra. Se mantiene il controllo, lavoro con quel controllo.
Questo approccio richiede flessibilità e creatività, ma porta risultati significativamente migliori. Il paziente si sente rispettato, compreso, al sicuro. E quando si sente al sicuro, paradossalmente, può permettersi di abbassare le difese.
Se hai sperimentato difficoltà con l'ipnosi in passato, o se pensi di essere "troppo razionale" o "poco ipnotizzabile", sappi che nell'approccio ericksoniano queste caratteristiche non sono ostacoli. Sono parte di te, e possono diventare risorse nel percorso di cambiamento.
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