Cambio partner ma non schema: perché ripetiamo gli stessi errori

"Ho chiuso con Marco perché era troppo distante. Ora sto con Luca, ma dopo sei mesi si comporta esattamente come Marco." Mi capita spesso di ascoltare frasi così nel mio studio.

La storia cambia, i nomi cambiano, ma la dinamica resta identica. Lei che insegue, lui che scappa. Oppure: lui geloso e controllante, lei che si sente in gabbia. Poi la relazione finisce, inizia quella nuova, e dopo la fase di innamoramento tutto ricomincia.

Non è sfortuna. Non è nemmeno "colpa" dell'altro. È il tuo schema relazionale che si ripete. E finché non lo riconosci, continuerai ad attirare le stesse dinamiche con persone apparentemente diverse.

Cosa sono gli schemi relazionali

Gli schemi relazionali sono pattern inconsci che guidano il modo in cui ci relazioniamo agli altri. Si formano nell'infanzia, attraverso le prime relazioni con le figure di attaccamento, e diventano una sorta di "copione" che ripetiamo da adulti.

Funzionano come una mappa mentale che ci dice cosa aspettarci dagli altri, come comportarci, cosa è normale in una relazione. Il problema? Spesso questa mappa è basata su esperienze disfunzionali.

Secondo la teoria dell'attaccamento di Bowlby, sviluppata poi da Mary Ainsworth, questi pattern si consolidano nei primi anni di vita e influenzano profondamente le nostre relazioni adulte. Uno studio del 2024 pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology ha confermato che circa il 70% delle persone mantiene lo stesso stile di attaccamento per tutta la vita, a meno di interventi terapeutici specifici.

Gli schemi più comuni includono: il bisogno di controllo per gestire l'ansia da abbandono, la distanza emotiva come protezione dalla vulnerabilità, la dipendenza affettiva mascherata da amore, l'alternanza tra idealizzazione e svalutazione del partner.

Perché scegliamo sempre lo stesso tipo di persona

"Ma io scelgo persone completamente diverse!" Questa obiezione la sento spesso. Lui era estroverso, l'altro introverso. Uno lavorava in banca, l'altro era artista.

Vero. Ma sotto le differenze superficiali, c'è una somiglianza profonda nel modo in cui si relazionano con te.

Esiste un fenomeno chiamato "coazione a ripetere", descritto originariamente da Freud: tendiamo a ricreare situazioni familiari, anche se dolorose, perché ci danno un senso di controllo e prevedibilità. Il nostro inconscio cerca di "risolvere" conflitti irrisolti del passato, mettendoci nelle stesse condizioni.

Se da bambino hai imparato che l'amore è qualcosa da guadagnare (genitori critici o mai soddisfatti), da adulto sarai attratto da partner che ti fanno sentire "mai abbastanza". Se hai vissuto abbandoni o separazioni precoci, probabilmente sceglierai partner emotivamente indisponibili, ricreando la stessa dinamica.

Non è masochismo. È un tentativo inconsapevole di padroneggiare un trauma. "Questa volta andrà diversamente, questa volta riuscirò a farmi amare". Peccato che l'equazione sia sbagliata dall'inizio.

I segnali che stai ripetendo uno schema

Come capire se stai ripetendo uno schema disfunzionale? Ecco alcuni indicatori chiari:

  • Le tue relazioni finiscono sempre per le stesse ragioni: "è troppo freddo", "mi soffoca", "non si impegna". Se la narrazione è identica, il problema non è fuori.
  • Sei attratta da un "tipo" specifico: e quel tipo ti fa soffrire, ma gli altri ti sembrano "noiosi" o "senza chimica". La chimica spesso è solo il riconoscimento di pattern familiari.
  • Ritrovi dinamiche della tua famiglia d'origine: se ti sei sempre sentita invisibile in famiglia, probabilmente scegli partner che non ti vedono davvero.
  • I problemi emergono sempre alla stessa fase: dopo l'innamoramento iniziale, dopo la convivenza, quando si parla di impegno. Ogni volta, stesso punto, stesso copione.
  • Amici e familiari ti fanno notare pattern: "sembra uguale al precedente", "ti comporti sempre così". Lo sguardo esterno vede cose che tu non vedi.

Uno studio della Northwestern University del 2025 ha analizzato le relazioni di oltre 2.000 persone nell'arco di 10 anni, scoprendo che le dinamiche relazionali rimangono stabili nel 78% dei casi, anche quando cambiano i partner.

La differenza tra cambiare partner e cambiare schema

Cambiare partner è facile. Scarichi Tinder, esci con qualcuno di nuovo, ti innamori. Cambiare schema è un'altra cosa: richiede consapevolezza, tempo, e un lavoro interiore profondo.

Lo schema vive nell'inconscio. Puoi cambiare città, tagliare i capelli, frequentare ambienti diversi, ma lo schema viene con te. È come un sistema operativo: finché non lo aggiorni, l'hardware nuovo girerà con lo stesso software vecchio.

Il primo passo è riconoscere il pattern. Non solo dire "scelgo sempre quello sbagliato", ma chiederti: qual è esattamente la dinamica che si ripete? Quale ruolo interpreti tu? Quale ruolo interpreti il partner?

Il secondo passo è capire l'origine. Non serve fare psicoanalisi per anni, ma aiuta connettere le tue reazioni attuali con esperienze passate. Se vai in panico quando il partner non risponde, forse c'è un bambino dentro di te che ha vissuto la separazione come abbandono.

Il terzo passo, il più difficile, è scegliere consapevolmente qualcosa di diverso. Questo significa tollerare l'ansia che deriva dal nuovo, dall'incerto, da relazioni che non seguono il copione familiare. Significa dare una chance a qualcuno che ti tratta bene anche se "non senti le farfalle" (che potrebbero essere solo ansia camuffata da eccitazione).

Come posso aiutarti a interrompere il ciclo

Nel mio lavoro terapeutico con persone che ripetono schemi relazionali disfunzionali, uso un approccio che integra la teoria dell'attaccamento con tecniche cognitivo-comportamentali e lavoro sulle esperienze precoci.

Non si tratta di "capire" a livello intellettuale. Molti dei miei pazienti arrivano che hanno già letto libri, fatto test, compreso cognitivamente il loro pattern. Ma la comprensione da sola non basta.

Il lavoro terapeutico passa attraverso l'esperienza della relazione con me. Gli schemi si attivano anche in terapia, e questo diventa materiale prezioso. Se hai paura dell'abbandono, probabilmente avrai ansia quando andrò in vacanza. Se temi il giudizio, ti chiederai costantemente "cosa pensa di me il dottore".

Insieme esploriamo questi vissuti nel qui e ora, li connettiamo al passato, e soprattutto sperimentiamo risposte diverse. Tu metti in atto il tuo schema, io non entro nel copione previsto, e insieme costruiamo una nuova esperienza relazionale.

Parallelamente, lavoriamo sulle relazioni attuali o future. Impari a riconoscere i segnali precoci dello schema che si attiva, a tollerare l'ansia del cambiamento, a scegliere consapevolmente invece di reagire automaticamente.

Il percorso richiede tempo. Gli schemi si sono formati in anni, non si dissolvono in tre sedute. Ma il cambiamento è possibile, e quando avviene è stabile. Non si tratta di sforzarsi di comportarsi diversamente, ma di essere diversi nella relazione.

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