
Ti è mai capitato di guidare per chilometri e arrivare a destinazione senza ricordare il tragitto? O di leggere una pagina intera e non ricordare nemmeno una parola? Questi sono esempi di dissociazione lieve, un fenomeno che tutti sperimentiamo.
La dissociazione è un meccanismo di difesa sofisticato: la mente si disconnette temporaneamente dalla realtà quando questa diventa troppo intensa da gestire. È come se il cervello dicesse "questo è troppo, mi spengo per un po'".
Ma c'è una differenza enorme tra perdersi nei pensieri durante un viaggio in auto e ritrovarsi in un luogo senza ricordare come ci sei arrivato. Capire questa differenza è fondamentale.
Che cos'è davvero la dissociazione
La dissociazione è un'interruzione delle normali funzioni integrative della coscienza. In pratica, è come se la mente separasse temporaneamente pensieri, emozioni, percezioni o ricordi che normalmente funzionano insieme.
Immagina la tua esperienza come un film. Normalmente sei contemporaneamente il regista, l'attore protagonista e lo spettatore. Con la dissociazione, è come se una di queste parti si disconnettesse.
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Trauma & Dissociation (2024), circa il 75% delle persone sperimenta episodi dissociativi lievi almeno una volta nella vita. La maggior parte sono completamente normali.
Il problema nasce quando questi episodi diventano frequenti, intensi o interferiscono con la vita quotidiana.
I diversi volti della dissociazione
La dissociazione non è un fenomeno unico. Si manifesta su uno spettro che va dal normalissimo al problematico.
Dissociazione lieve (normale):
- Perdersi nei pensieri mentre si svolgono attività automatiche
- Sentirsi temporaneamente "fuori" durante momenti di forte stress
- Non ricordare parti di una conversazione perché distratti
- Guardare un film e "dimenticarsi" di essere al cinema
Dissociazione moderata: Sensazioni di estraneità rispetto a se stessi (depersonalizzazione) o all'ambiente (derealizzazione). È come guardare la propria vita attraverso un vetro.
Dissociazione grave: Lacune significative nella memoria, sensazione di avere identità multiple, perdita di tempo senza spiegazione. Qui parliamo di disturbi dissociativi veri e propri.
La ricerca degli ultimi anni ha evidenziato che la dissociazione grave è quasi sempre legata a traumi, soprattutto infantili. Non è un difetto della persona, è una strategia di sopravvivenza che il cervello ha sviluppato quando non aveva alternative.
Quando la protezione diventa gabbia
La dissociazione nasce come meccanismo di protezione. Un bambino che vive situazioni troppo dolorose da sopportare può "staccarsi" mentalmente da ciò che sta accadendo. È un'abilità straordinaria in quel momento.
Il problema è che il cervello, una volta imparato questo trucco, può continuare a usarlo anche quando non serve più. È come un sistema di allarme che resta ipersensibile anche quando il pericolo è passato.
Chi ha sviluppato strategie dissociative importanti si ritrova spesso a "staccare" in situazioni di stress normale: un conflitto al lavoro, una discussione di coppia, perfino emozioni positive intense.
I segnali che la dissociazione è diventata un problema includono:
- Periodi di tempo "persi" di cui non hai memoria
- Sentirsi cronicamente disconnessi dal proprio corpo o dalle emozioni
- Vivere come se fossi sempre dietro un vetro, spettatore della tua vita
- Trovare oggetti o scritti che non ricordi di aver comprato o prodotto
- Altre persone ti raccontano cose che hai fatto ma che non ricordi
Uno studio del 2025 pubblicato su Clinical Psychology Review ha rilevato che circa il 2-3% della popolazione generale soffre di disturbi dissociativi clinicamente significativi, ma molti casi restano non diagnosticati per anni.
Il corpo che parla quando la mente tace
Un aspetto spesso sottovalutato: la dissociazione non è solo mentale. Il corpo ne porta i segni.
Chi dissociava ha spesso una relazione complicata con le sensazioni fisiche. Può sentire poco o nulla (anestesia emotiva), oppure essere sopraffatto da sensazioni fisiche intense senza cause mediche apparenti.
Molte persone con disturbi dissociativi hanno difficoltà a riconoscere segnali basilari del corpo: fame, stanchezza, dolore. È come se il canale di comunicazione tra corpo e mente fosse disturbato.
Questo spiega perché nei percorsi terapeutici è fondamentale lavorare anche sulla consapevolezza corporea, non solo sui pensieri.
Come posso aiutarti
Nel mio lavoro con persone che sperimentano dissociazione, parto da un principio fondamentale: non c'è nulla di sbagliato in te. La dissociazione è stata una soluzione intelligente in un momento impossibile.
Il percorso terapeutico si concentra su tre aspetti:
Stabilizzazione: Prima di tutto creare sicurezza nel presente. Imparare tecniche di grounding (radicamento) che ti riportano nel qui e ora quando senti di "staccare". Ricostruire una routine che dia prevedibilità.
Integrazione: Lavorare gradualmente per riconnettere le parti scollegate dell'esperienza. Pensieri, emozioni, sensazioni corporee, ricordi. Non si tratta di "forzare" nulla, ma di creare le condizioni perché l'integrazione possa avvenire naturalmente.
Elaborazione del trauma: Quando c'è una base sicura, si può lavorare sulle esperienze che hanno reso necessaria la dissociazione. Con tecniche specifiche come EMDR o terapia sensomotoria, sempre rispettando i tuoi tempi.
La buona notizia è che il cervello mantiene la capacità di cambiare per tutta la vita. Strategie che sono state apprese possono essere modificate. La dissociazione può diminuire di intensità e frequenza, lasciando spazio a una vita più piena e presente.
Se riconosci alcuni di questi segnali nella tua esperienza, non sei bloccato in questa condizione. Con il supporto giusto, è possibile recuperare una connessione più stabile con te stesso e con la realtà che ti circonda.
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