
Quando dico a qualcuno che lavoro con disturbi dissociativi, nove volte su dieci mi citano Split o Psycho. Film affascinanti, certo. Ma con la realtà clinica del Disturbo Dissociativo dell'Identità hanno poco a che fare.
Il cinema ha costruito un'immagine distorta: la persona con DID come un serial killer imprevedibile che cambia personalità in un lampo, spesso accompagnato da effetti drammatici. Nella mia esperienza professionale, non ho mai incontrato nulla del genere.
Quello che ho incontrato sono persone che soffrono. Persone che hanno sviluppato un meccanismo di difesa estremo per sopravvivere a traumi insopportabili. E che meritano comprensione, non sensazionalismo.
Cos'è realmente il Disturbo Dissociativo dell'Identità
Il DID è un disturbo in cui una persona presenta due o più stati di personalità distinti (chiamati anche "alter" o "parti"). Questi stati hanno modi diversi di percepire, relazionarsi e pensare a se stessi e al mondo.
La caratteristica principale non è il "cambio teatrale" che vediamo nei film. È piuttosto la frammentazione dell'esperienza di sé. La persona può avere lacune di memoria significative, perdere traccia di ore o giorni, ritrovarsi in luoghi senza ricordare come ci sia arrivata.
Secondo il DSM-5, circa l'1,5% della popolazione generale presenta DID, anche se molti casi rimangono non diagnosticati per anni. Non è quindi così raro come si pensa, ma è decisamente meno visibile e drammatico di quanto Hollywood voglia farci credere.
Gli "alter" non sono persone separate. Sono parti frammentate di un'unica identità che non ha potuto integrarsi in modo coeso durante lo sviluppo, generalmente a causa di traumi ripetuti nell'infanzia.
Come nasce il DID: trauma e sopravvivenza
Quasi tutti i casi di DID hanno origine in traumi gravi e ripetuti durante l'infanzia, tipicamente prima dei 6-9 anni. Parliamo di abusi fisici, sessuali, emotivi, o di grave trascuratezza prolungata nel tempo.
Un bambino esposto a esperienze traumatiche ripetute e senza vie di fuga può sviluppare la dissociazione come strategia di sopravvivenza. È come se la mente dicesse: "Se non posso scappare fisicamente, scappo mentalmente".
Questa capacità dissociativa, che in origine è protettiva, diventa col tempo una modalità abituale di gestire lo stress. Le diverse "parti" si sviluppano per contenere ricordi, emozioni o esperienze troppo dolorose da integrare in un'unica narrativa coerente.
Non è una scelta consapevole. Non è "recitazione". È un meccanismo di difesa automatico che si struttura quando il sistema nervoso di un bambino è ancora in formazione.
Come si manifesta nella vita quotidiana
Dimentica i cambi rapidi con voci diverse e sguardi allucinati. Nella realtà, le manifestazioni del DID sono spesso molto più sottili:
- Amnesie inspiegabili: la persona non ricorda conversazioni importanti, appuntamenti presi, o cosa ha fatto in certi momenti della giornata
- Ritrovamenti misteriosi: oggetti comprati ma di cui non si ha memoria, messaggi inviati che non si ricorda di aver scritto, vestiti nell'armadio che "non ho mai comprato"
- Reazioni incoerenti: comportamenti che sembrano completamente fuori carattere, seguiti da confusione o negazione
- Percezioni di sé fluttuanti: momenti in cui la persona si sente completamente diversa, con preferenze, opinioni o abilità che cambiano drasticamente
- Senso di osservare se stessi dall'esterno: la sensazione di guardare la propria vita come se fosse un film, senza sentirsi veramente presenti
Molte persone con DID riescono a funzionare nella vita quotidiana. Lavorano, hanno relazioni, gestiscono responsabilità. Il disturbo crea difficoltà significative, ma raramente nel modo spettacolare che immaginiamo.
Le transizioni tra stati possono essere graduali o rapide, ma non sono accompagnate da effetti speciali. Spesso sono innescate da situazioni stressanti o da stimoli che ricordano inconsciamente il trauma originario.
La diagnosi: perché è così difficile
Il DID è uno dei disturbi più difficili da diagnosticare correttamente. In media, passano 5-12 anni dal primo contatto con i servizi di salute mentale alla diagnosi accurata.
Perché? Innanzitutto, molte persone con DID non si rendono conto di avere stati di personalità distinti. Per loro, la frammentazione è normale – è l'unico modo in cui hanno sempre vissuto.
In secondo luogo, il DID viene spesso confuso con altri disturbi. Depressione, disturbo borderline di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia: tutti possono condividere alcuni sintomi con il DID. Uno studio del Journal of Trauma & Dissociation del 2023 ha rilevato che il 76% delle persone con DID ha ricevuto almeno una diagnosi errata prima di quella corretta.
La diagnosi richiede tempo, osservazione clinica attenta e strumenti specifici come la Dissociative Experiences Scale o la Structured Clinical Interview for DSM Dissociative Disorders. Non è qualcosa che si può determinare in una singola seduta.
Il mito della pericolosità
Parliamoci chiaro: le persone con DID non sono più pericolose della popolazione generale. Anzi, sono molto più probabilmente vittime di violenza che perpetratori.
Questa idea del "mostro con personalità multiple" è pura finzione. Nasce da alcuni casi mediatici mal compresi e dall'industria dell'intrattenimento che ha bisogno di villain complessi.
Nella mia esperienza clinica, le persone con DID che ho seguito erano principalmente spaventate, confuse, e desiderose di capire cosa stesse succedendo nella loro mente. Non mostri, non attori. Persone che cercavano di dare un senso a sintomi che non avevano mai scelto.
Il vero rischio per chi ha il DID è l'autolesionismo o i comportamenti autodistruttivi, spesso legati a parti traumatizzate che rievocano il dolore del passato. Ma questo richiede supporto e compassione, non stigma e paura.
Come posso aiutarti nel mio studio
Se sospetti di avere sintomi dissociativi o hai ricevuto una diagnosi di DID, il percorso terapeutico può fare una differenza enorme nella qualità della tua vita.
Nel mio approccio, lavoro principalmente con terapie evidence-based specifiche per i disturbi dissociativi e traumatici. Non si tratta di "eliminare" le parti o forzare un'integrazione rapida. Si tratta di aiutare le diverse parti del sé a comunicare, ridurre i conflitti interni, e gradualmente costruire maggiore coerenza e continuità nell'esperienza di vita.
Il processo richiede tempo. Non esistono scorciatoie quando si lavora con traumi profondi e strutture difensive consolidate da decenni. Ma con pazienza, fiducia e un approccio rispettoso di tutti gli aspetti della persona, è possibile ridurre significativamente i sintomi dissociativi.
Lavoro anche con tecniche di stabilizzazione e regolazione emotiva, fondamentali prima di affrontare direttamente i contenuti traumatici. La sicurezza è sempre la priorità.
Se ti riconosci in alcuni di questi sintomi, o se semplicemente senti che "qualcosa non quadra" nella tua esperienza di te stesso, non esitare a cercare aiuto. Il DID è curabile, anche se il percorso non è sempre lineare. E meriti di vivere con maggiore serenità e continuità nella tua vita.
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