
Hai presente quella sensazione di trovarti sempre nello stesso punto, nonostante gli sforzi? O il contrario: la convinzione che tutto dipenda solo dalla fortuna o dagli altri? Non è questione di pessimismo o ottimismo. È qualcosa di più profondo che riguarda come percepisci il controllo sulla tua vita.
Si chiama locus of control, ed è uno dei costrutti più studiati in psicologia. Sviluppato dallo psicologo Julian Rotter negli anni '60, descrive quanto una persona ritiene di avere controllo sugli eventi della propria vita. Non è un dettaglio teorico: condiziona le tue scelte, le tue relazioni, il modo in cui affronti i problemi.
In studio vedo ogni giorno persone che si sentono in trappola proprio perché non riconoscono questo meccanismo. Lo vedremo insieme.
Locus of control interno ed esterno: le due facce della medaglia
Il locus of control può essere interno o esterno. Chi ha un locus interno tende a credere che i risultati della propria vita dipendano dalle proprie azioni, scelte, impegno. Chi ha un locus esterno attribuisce gli eventi a fattori esterni: fortuna, caso, altre persone, destino.
Facciamo un esempio concreto. Immagina due persone che ricevono una promozione al lavoro. La persona con locus interno penserà: "L'ho ottenuta grazie al mio impegno e alle mie competenze". Quella con locus esterno: "Ho avuto fortuna, ero nel posto giusto al momento giusto".
Stesso evento, interpretazioni opposte. E questo vale anche per gli insuccessi: uno dirà "non mi sono impegnato abbastanza", l'altro "il capo ce l'aveva con me".
Nessuno dei due estremi è sano. Il locus troppo interno porta ad assumersi colpe che non ci appartengono. Quello troppo esterno toglie ogni senso di responsabilità personale.
Come il locus of control condiziona la tua vita quotidiana
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology nel 2019, le persone con locus of control prevalentemente interno mostrano livelli più bassi di ansia e depressione. Non è un caso.
Quando credi di avere un margine di azione, anche piccolo, affronti i problemi diversamente. Non ti limiti a subirli. Cerchi soluzioni, anche quando la situazione è oggettivamente difficile.
Ecco alcuni ambiti in cui il locus of control fa la differenza:
- Relazioni: chi ha un locus interno lavora attivamente sui conflitti, chi ha un locus esterno aspetta che l'altro cambi o che le cose si risolvano da sole
- Lavoro: un locus interno spinge a cercare opportunità e formarsi, un locus esterno porta a lamentarsi del sistema senza agire
- Salute: chi si sente in controllo adotta comportamenti preventivi, chi no tende a trascurarsi pensando che "tanto è questione di genetica"
- Gestione dello stress: percepire un margine di controllo riduce significativamente i livelli di cortisolo e l'impatto psicofisico dello stress
- Autostima: un locus interno equilibrato nutre l'autoefficacia, quello esterno la erode progressivamente
In studio vedo spesso persone che vivono in una sorta di impotenza appresa: hanno provato a cambiare, non ci sono riuscite, e hanno smesso di provarci. Il locus è completamente spostato fuori. Ma è reversibile.
Quando il locus interno diventa un problema
Attenzione però. Un locus of control troppo interno non è sempre positivo. Anzi, può diventare tossico.
Chi si assume la responsabilità di tutto finisce per colpevolizzarsi anche per eventi oggettivamente fuori dal proprio controllo. È quello che vedo in molte persone con disturbi d'ansia o depressione: si sentono in colpa per tutto, anche per la reazione degli altri, per il meteo, per cose accadute anni prima.
Questa forma distorta di locus interno genera un senso di onnipotenza rovesciato: "Se dipende tutto da me, allora ogni fallimento è colpa mia". È paralizzante.
Il punto non è avere il controllo su tutto. È riconoscere con onestà cosa dipende davvero da noi e cosa no. Questa distinzione, apparentemente banale, è uno dei pilastri del lavoro terapeutico.
Come riconoscere il tuo locus of control
Prova a riflettere su queste situazioni. Non c'è una risposta giusta o sbagliata, serve solo consapevolezza.
Quando qualcosa va male al lavoro, la tua prima reazione è cercare cosa avresti potuto fare diversamente o pensare che comunque non dipendeva da te?
Quando una relazione finisce, ti chiedi cosa non ha funzionato nel tuo modo di stare insieme o pensi che l'altro non fosse adatto?
Quando raggiungi un obiettivo, lo attribuisci al tuo impegno o a circostanze favorevoli?
Le risposte che dai rivelano dove si colloca il tuo locus of control. E spesso le persone non hanno un locus fisso: può variare tra ambiti diversi. Magari ti senti in pieno controllo al lavoro ma completamente in balia degli eventi nelle relazioni.
Questa incoerenza è un segnale importante. Indica dove hai sviluppato fiducia nelle tue capacità e dove no. E spesso ha a che fare con esperienze passate, messaggi ricevuti, traumi anche piccoli.
Come posso aiutarti a sviluppare un locus equilibrato
Nel mio lavoro come psicologo e psicoterapeuta, lavoro spesso proprio su questo: aiutare le persone a riconoscere il proprio margine di azione senza cadere negli estremi.
Non si tratta di dirti "dipende tutto da te" o "non è colpa tua". Sarebbe semplicistico. Si tratta di distinguere: cosa posso controllare, cosa posso influenzare, cosa devo accettare.
Usiamo tecniche cognitive per identificare le distorsioni nel modo in cui interpreti gli eventi. Lavoriamo sulle esperienze passate che hanno formato il tuo locus of control attuale. E costruiamo, passo dopo passo, una percezione più realistica e funzionale.
Secondo una meta-analisi del 2021 pubblicata su Clinical Psychology Review, gli interventi mirati sul locus of control mostrano miglioramenti significativi sia nei sintomi ansiosi che depressivi, proprio perché restituiscono alla persona un senso di agency – la percezione di poter agire efficacemente.
Se ti riconosci in un locus troppo esterno o troppo interno, o se semplicemente senti di essere sempre in balia degli eventi, possiamo lavorarci insieme. Il cambiamento è possibile, ma serve un lavoro consapevole e guidato.
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