Perché ci si innamora di chi fa soffrire | Psicologo Roma

Ti sarà capitato almeno una volta. Quella persona che ti fa stare sulle spine, che sparisce e ricompare, che ti dà attenzione a singhiozzo. E tu, invece di mandarla a quel paese, ti senti stranamente attratto. Come se ci fosse una calamita invisibile.

Poi arriva qualcuno di diverso: presente, coerente, interessato davvero. E tu? Niente. Nessuna scintilla. Ti annoi. Ti sembra "troppo facile", "troppo disponibile", "troppo normale". E magari ti chiedi cosa non vada in te, perché ti attrae sempre chi ti complica la vita.

La risposta non sta nella chimica, nel destino o nelle stelle. Sta in un meccanismo psicologico preciso che si chiama coazione a ripetere. E funziona come un pilota automatico emotivo che ti porta sempre sullo stesso tipo di relazione, anche quando giuri a te stesso che questa volta sarà diverso.

Il cervello preferisce il familiare al sano

Il nostro sistema nervoso ha un'ossessione: la prevedibilità. Funziona per pattern, per schemi ripetuti. Quando qualcosa è familiare, il cervello la riconosce, si rilassa, dice "ok, so come muovermi qui".

Il problema? Familiare non significa buono. Significa solo conosciuto.

Se sei cresciuto con un genitore emotivamente instabile - un giorno affettuoso, il giorno dopo distante - hai imparato a leggere i segnali minimi, a stare in allerta, a cercare di conquistare quell'affetto intermittente. Quella modalità relazionale è diventata il tuo template.

E da adulto, quando incontri qualcuno che ti dà attenzione a intermittenza, il tuo cervello dice: "Perfetto, questo lo conosco. So come funziona". Scatta l'attrazione. Non perché sia la persona giusta, ma perché attiva una mappa emotiva già tracciata.

Uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology nel 2023 ha dimostrato che tendiamo a riprodurre nelle relazioni adulte gli stili di attaccamento appresi nell'infanzia, anche quando questi sono stati fonte di sofferenza. Il cervello non sceglie ciò che ci fa bene: sceglie ciò che riconosce.

La trappola del rinforzo intermittente

C'è un altro meccanismo che rende queste relazioni così magnetiche: il rinforzo intermittente. È lo stesso principio che rende le slot machine così coinvolgenti.

Quando ricevi attenzione in modo imprevedibile - a volte sì, a volte no, senza un pattern chiaro - il tuo cervello entra in uno stato di iperattivazione. Ogni piccolo segnale positivo diventa una scarica di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa.

È per questo che un messaggio banale da una persona che ti ignora da giorni può farti sentire euforico. Non è amore, è neuroscienze.

Il cervello impara che deve "lavorare" per ottenere quella ricompensa, e questo crea un ciclo di dipendenza emotiva. Una relazione stabile, dove l'affetto è costante, non attiva questo circuito. Non c'è l'adrenalina dell'incertezza, non c'è la conquista continua.

E quindi? Ti sembra noiosa. Anche se oggettivamente è quella sana.

I segnali che stai seguendo uno schema, non il cuore

Come fai a capire se quello che provi è attrazione reale o l'ennesima ripetizione di un copione vecchio? Alcuni segnali sono piuttosto chiari:

  • Ti senti sempre in ansia: devi controllare il telefono, interpretare i messaggi, capire "che intenzioni ha". Una relazione sana non ti fa vivere in costante allerta
  • Idealizzi il potenziale: non ti innamori di chi è quella persona, ma di chi "potrebbe diventare se solo..." Stai amando una proiezione, non una persona reale
  • Ti annoi con chi è disponibile: se la stabilità emotiva ti sembra piatta, se interpreti la coerenza come mancanza di passione, è un campanello d'allarme importante
  • Hai una storia di relazioni simili: se guardi indietro e vedi un pattern - persone emotivamente indisponibili, relazioni complicate, sempre tu a rincorrere - non è sfortuna. È uno schema che si ripete
  • Ti senti "vivo" solo nel caos: se l'intensità emotiva (anche negativa) è diventata l'unico modo in cui senti di esistere in una relazione, c'è un problema

Questi segnali non sono difetti tuoi. Sono strategie di sopravvivenza che hanno funzionato in passato ma che oggi ti sabotano.

Si può riprogrammare l'attrazione?

La buona notizia è che sì, si può. Ma richiede lavoro, e soprattutto richiede di attraversare una fase scomoda: quella in cui il sano ti sembrerà strano.

Il primo passo è riconoscere il pattern. Non basta dire "devo scegliere meglio". Devi capire quale bisogno irrisolto stai cercando di soddisfare attraverso queste relazioni. Forse è il bisogno di sentirti importante conquistando qualcuno di difficile. Forse è la paura dell'intimità vera, che ti fa scegliere persone emotivamente distanti. Forse è il tentativo inconscio di "vincere" quella battaglia che hai perso nell'infanzia.

Il secondo passo è tollerare il disagio di una relazione diversa. Se incontri qualcuno che è presente, coerente, interessato, e tu ti annoi... non scappare subito. Resta lì con quel disagio. Chiediti: cosa mi manca? È veramente mancanza di passione, o è mancanza di drama?

Il terzo passo è rieducare il sistema nervoso. Il tuo corpo deve imparare che la sicurezza non è noiosa, è nutriente. Che la prevedibilità non è morte della passione, è fondamenta per costruire qualcosa di reale. Questo richiede tempo e ripetizione: esperienze nuove, scelte diverse, fino a che il familiare diventa "relazione sana" invece di "relazione complicata".

Come posso aiutarti

Nel mio lavoro clinico, vedo spesso persone intrappolate in questo loop. Arrivano stanche di soffrire, ma anche confuse: perché continuano a scegliere male? Perché non riescono a innamorarsi delle persone "giuste"?

Il mio approccio parte sempre dall'esplorazione del tuo modello operativo interno: quali sono le mappe relazionali che hai costruito? Quali bisogni cercano di soddisfare questi pattern ripetitivi? Non è colpa tua, ma è tua responsabilità modificarli.

Lavoriamo insieme su più livelli: cognitivo, emotivo e comportamentale. Ti aiuto a riconoscere i segnali prima che tu sia già dentro la relazione sbagliata. Ti accompagno nell'attraversare il disagio delle scelte nuove. E soprattutto, ti aiuto a costruire un nuovo senso di sicurezza che non dipenda dal conquistare l'inconquistabile.

Questo percorso non è veloce. Ma è l'unico che funziona davvero. Perché non si tratta di "scegliere meglio": si tratta di cambiare il sistema di navigazione interno che ti porta sempre sullo stesso scoglio.

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