
"È diverso, stavolta è diverso." Quante volte te lo sei detto? Eppure, dopo tre mesi, sei fianco ti ritrovi a fissare il telefono che non squilla, aspettando risposte che non arrivano. O magari sei tu quella che si allontana non appena le cose diventano troppo intime. Cambia la faccia, il nome, magari anche il lavoro che fa. Ma la sostanza? Sempre la stessa storia.
Non sei superficiale. Non sei masochista. E no, non sei nemmeno particolarmente sfortunato in amore. Quello che vivi è un fenomeno psicologico preciso, con radici profonde e meccanismi riconoscibili. La buona notizia? Una volta capito come funziona, puoi interromperlo.
Parlo di questo con i miei pazienti quasi ogni settimana. E ogni volta vedo la stessa espressione quando iniziano a collegare i puntini: sollievo misto a frustrazione. "Come ho fatto a non vederlo prima?" La risposta è semplice: perché questi schemi operano principalmente fuori dalla consapevolezza.
Il familiare è rassicurante (anche quando fa male)
Il nostro cervello è programmato per cercare ciò che conosce. È una questione di sopravvivenza evolutiva: il noto è prevedibile, il prevedibile è gestibile. Anche quando ciò che conosciamo è doloroso.
Se sei cresciuto con un genitore emotivamente distante, la freddezza di un partner ti sembrerà stranamente normale. Non piacevole, ma riconoscibile. E il riconoscibile crea una sensazione illusoria di controllo. "So come funziona questo copione, so come muovermi."
Uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology nel 2023 ha dimostrato che tendiamo a riprodurre nelle relazioni adulte le dinamiche affettive primarie, anche quando queste sono state fonte di sofferenza. Non perché "ci piaccia soffrire", ma perché quelle dinamiche sono diventate la nostra mappa emotiva del mondo.
Il problema? Quella mappa è stata disegnata quando avevi sei anni. E continui a usarla per navigare relazioni da adulto.
Il tentativo (fallito) di riscrivere il passato
C'è un meccanismo ancora più sottile in gioco. Spesso scegliamo persone che assomigliano psicologicamente a chi ci ha ferito in passato nella speranza inconscia di ottenere, questa volta, un finale diverso.
Se tuo padre non ti ha mai dato l'approvazione che cercavi, potresti ritrovarti attratta da uomini emotivamente inafferrabili. Ogni piccolo cenno di interesse da parte loro ti dà un'euforia sproporzionata. Perché inconsciamente pensi: "Se riesco a conquistare lui, è come se finalmente conquistassi mio padre."
Questo fenomeno ha un nome in psicoanalisi: coazione a ripetere. È il tentativo della psiche di padroneggiare un trauma irrisolto riproponendolo in forma mascherata. Come se potessimo guarire una ferita del passato rivivendola nel presente.
Ovviamente non funziona. Perché quella persona non è tuo padre. E tu non sei più quel bambino che cercava approvazione. Ma finché il meccanismo resta inconscio, continuerai a girare nello stesso circolo.
I segnali d'allarme che ignoriamo
Nella fase iniziale di una relazione, il nostro sistema di allerta è spesso compromesso. L'attrazione intensa, l'euforia, la proiezione di ciò che vogliamo vedere: tutto questo offusca il giudizio.
Ma se riavvolgi il nastro, probabilmente i segnali c'erano già. Piccole cose che hai razionalizzato, minimizzato o ignorato:
- Le incoerenze tra parole e azioni – dice di tenerci a te ma sparisce per giorni senza spiegazioni
- Il disinteresse per la tua vita emotiva – parla molto di sé, ascolta poco di te
- La critica mascherata da sincerità – "Te lo dico perché ti voglio bene, ma..."
- L'evitamento delle conversazioni serie – ogni volta che provi ad approfondire, cambia discorso o si irrigidisce
- Il bisogno di controllarti o di essere controllato – dinamiche di potere sbilanciate fin dall'inizio
Non li hai ignorati perché sei stupido. Li hai ignorati perché corrispondevano esattamente al tipo di amore che il tuo sistema emotivo riconosce come autentico. Per te, quei segnali non sono campanelli d'allarme: sono la colonna sonora dell'intimità.
Il ruolo dell'autostima (ma non come pensi)
"Devi lavorare sulla tua autostima" è il consiglio più inflazionato e meno utile in questi casi. Non perché l'autostima non conti, ma perché il problema non è sempre quanto ti valuti.
Puoi avere un'autostima decente sul lavoro, con gli amici, nella vita sociale, e contemporaneamente scegliere partner che ti trattano male. Perché? Perché l'autostima relazionale è una cosa diversa. È il senso di meritevolezza che nutri specificamente nell'ambito dell'intimità affettiva.
E questo senso si forma nelle tue prime relazioni di attaccamento. Se hai imparato che l'amore va guadagnato con la performance, che va mendicato, che è condizionato, porterai questi presupposti nelle relazioni adulte. Non come pensiero cosciente, ma come sensazione viscerale.
Una ricerca del 2024 pubblicata su Attachment & Human Development ha evidenziato come gli stili di attaccamento insicuro predicano con precisione del 67% la scelta di partner emotivamente indisponibili o instabili.
Interrompere il pattern: si può davvero?
Sì, si può. Ma non con la forza di volontà o con l'impegno a "scegliere diverso" la prossima volta. Quello è come promettersi di non avere più fame: ignora completamente come funzioniamo.
Il cambiamento passa attraverso la consapevolezza dei propri schemi. Riconoscere qual è il tuo pattern specifico: cosa ti attrae, cosa ti spaventa, quali dinamiche ricerchi inconsciamente. Questo richiede onestà brutale e spesso uno spazio protetto dove guardarsi senza giudizio.
Poi c'è il lavoro sulle ferite originarie. Non per riaprirle inutilmente, ma per disinnescare il loro potere nel presente. Quando comprendi da dove viene quel bisogno disperato di approvazione, o quella paura dell'abbandono, o quella difficoltà a tollerare la vicinanza, puoi iniziare a rispondere diversamente.
E infine serve imparare a tollerare il nuovo. Perché quando incontri una persona sana, emotivamente disponibile, coerente, la prima reazione è spesso... la noia. O peggio, il sospetto. "Troppo bello per essere vero. Quando mi deluderà?" Imparare a stare in una relazione che non riproduce il tuo copione familiare richiede tempo e pazienza con te stesso.
Come posso aiutarti
Nel mio lavoro clinico a Roma, affronto questi temi con un approccio che integra psicoanalisi e terapia cognitiva. Non mi interessa giudicare le tue scelte passate o farti sentire inadeguato. Mi interessa capire insieme a te perché quelle scelte avevano senso nel tuo mondo emotivo.
Lavoriamo sui pattern relazionali attraverso la comprensione della tua storia di attaccamento, l'esplorazione dei bisogni non riconosciuti, e lo sviluppo di nuove competenze emotive. Il percorso non è sempre lineare – alcuni pazienti fanno progressi rapidi, altri hanno bisogno di più tempo per fidarsi del processo.
Quello che posso dirti è che cambiare è possibile. Ho visto persone interrompere pattern ripetuti per vent'anni. Ho visto pazienti costruire relazioni sane dopo una vita di scelte autodistruttive. Non è magia: è lavoro psicologico serio, fatto con continuità e coraggio.
Se ti riconosci in quello che hai letto, se sei stanco di ripetere sempre la stessa storia con facce diverse, forse è il momento di capire cosa sta davvero succedendo. E di decidere se vuoi continuare a ballare la stessa musica o se è ora di cambiare canzone.
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